Mi intenerisce leggere che Zucchero lamenta il disimpegno politico degli artisti italiani, e quasi li accusa di non avere fatto niente per contrastare Berlusconi. Zucchero parla con generosità e amarezza (è stufo, spiega, di essere compatito o deriso all’estero a causa delle nostre vicende politiche). Ma evidentemente non ha ancora preso atto della totale inutilità dei vari appelli edificanti di artisti e intellettuali, accolti con qualche interesse solo da una minoranza già convinta in partenza, appena più vasta della minoranza ancora più ristretta che ama l’arte e la cultura.
La maggioranza degli italiani, molto aiutata dalla televisione, non ritiene più da un bel pezzo che artisti e intellettuali siano punti di riferimento, e considera il cosiddetto "impegno" come il ridicolo sfogo di professori spocchiosi e miliardari viziati, i famosi "radical-chic" che sono il nuovo punching-ball dell’odio sociale e dei pestaggi giornalistici. Zucchero cita la tournée pro-Kerry fatta da Springsteen, Rem, Ben Harper, Pearl Jam, "almeno loro ci hanno provato, anche se è andata male". Viene da dire che forse sarebbe andata meglio se quella tournée non ci fosse stata, tanto forte è ormai l’idea che parole come "diritti", "pace", presto magari "democrazia", sono generi di lusso, roba per chi ha la pancia piena. Roba da snob.

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