Se l’anno scorso non avessero cambiato il regolamento, questa tappetta piatta avrebbe fatto i danni di una di montagna. Nel gruppo che si è giocato la vittoria allo sprint, meno di trenta corridori, non ce n’era uno di alta classifica. In vista dell’indicazione dei due chilometri, tutti si erano prudentemente sfilati, ma nemmeno la prudenza serve quando ci si mette il caso. Poco oltre i duemila metri succede infatti che Zabel, non un pivellino ma uno di esperienza, scarti bruscamente a destra, abbattendo Quinziato. L’effetto è quello del vento su un castello di carta. Tra i primi a cadere anche Cancellara (botta al polso sinistro). Chi non cade deve mettere piede a terra, perché la sede stradale (non larghissima, 7,5 metri) è tutta occupata da un groviglio di biciclette e di ciclisti. Vinokourov arriva facendosi il segno della croce. La bici di Bennati è tagliata in due, e lui dovrà fare un esame radiologico al bacino (brutta botta). Ma il regolamento, che considerava i caduti nell’ultimo chilometro col tempo dei primi, si è allargato fino ai tremila metri. Quindi è come se non fosse successo niente, per la classifica. Per i corpi, c’è da vedere come passano la notte, quanto avranno assorbito i colpi. La caduta di Quinziato si fa sentire su Pozzato, rimasto senza pilota e arrabbiatissimo con quello della T-mobile: ‟Uno che ieri ha provocato una caduta era ancora davanti a rompere le scatole. Quanto ci metteranno a capire che non tutti possono stare davanti, a pochi chilometri dall’arrivo?”. Il suo terzo posto poteva trasformarsi in qualcosa di più, ma, senza scorta, non tutti sanno destreggiarsi come McEwen (peraltro anche lui imbottigliato, ieri). Del treno blu a tutta potenza ha invece goduto Tom Boonen, ma fino a un centimetro dalla linea bianca. Con un colpo di reni lo ha passato una maglia blu come la sua, il suo amico Steegmans, raggiante oltre il traguardo per come Boonen è rabbuiato. L’ordine di scuderia è quello di sorridere. Per la Quick Step che ha sede a Gand, è comunque una bella accoppiata. E quindi Steegmans si profonde in ringraziamenti per il suo amico Boonen che l’ha lasciato vincere e Boonen un abbraccio ad uso fotografi non lo respinge, ma le prime parole che rivolge in fiammingo a Steegmans non sembrano a base di zucchero. Inevitabile il ricordo di Renaix '63, quando al Mondiale Van Looy, l’imperatore, fu beffato allo sprint da un suo gregario, tale Beheyt, di nome Benoni. Van Looy lo fece smettere di correre. Questo per le coltellate. Quanto alle cadute, sempre a Renaix, sempre in un Mondiale ('88): nel più semplice degli sprint, a tre, Bauer fece cadere Criquelion e vinse Fondriest. Siamo nelle Fiandre e Fiandre, nel ciclismo, significa muri. Ma il Tour li ha accuratamente evitati. Uno o due (non dico quello di Grammont) avrebbero scremato il gruppo e reso meno rischioso il finale. Non è puntando solo sulla pianura che si aiutano i corridori, peraltro già un po’matti di loro, nelle mischie. Cancellara ha fatto un’osservazione giusta. Come avvio, è un Tour diverso dai soliti. Gli altri anni c’era una girandola di tentativi di fuga e nebbie altissime. Stavolta, almeno finora, c’è una fuga lasciata andare al primo colpo, o quasi. Il primo giorno erano in cinque, ieri in tre: Sieberg, Hervé e Perez. Partiti al km 18, ripresi a tre dal traguardo. Tempo fresco, nuvole, pioggia nel finale. La zona di Dunkerque non è allegra nemmeno col sole. Il 37 per cento degli abitanti ha meno di 25 anni e il tasso di fecondità è il più alto di Francia: 1,87 bambini per madre. A proposito di fecondità, David Walsh, giornalista irlandese, ha scritto il suo terzo libro su Armstrong. O meglio, contro Armstrong. Uscirà a giorni negli Usa per l’editore Ballantine col titolo ‟From Lance to Landis”. Vi si riporta la trascrizione di un colloquio tra un Jonathan Vaughters (ex compagno di Armstrong, poi passato alla Credit Agricole) e Frank Andreu (pure lui ex compagno di Armstrong). Il colloquio, per e-mail, si svolge il 26 luglio 2005, pochi giorni dopo che Armstrong ha festeggiato sui Campi Elisi la sua settima vittoria consecutiva al Tour. Vaughters racconta di come Armstrong punì Landis, colpevole di voler passare alla Phonak (cosa che poi regolarmente avvenne). ‟La sacca col sangue di Floyd Lance l’ha buttata nel cesso, così il ragazzo avrebbe fatto brutta figura”. Digita Andreu: ‟Non ci posso credere”. E Vaughters: ‟L’ho saputo dallo stesso Landis. Quell’anno ha corso senza roba fresca”.

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