I bookmakers davano 10-1 l’affacciarsi della regina, che non s’è affacciata. Ha lasciato lo spazio alla piccola regina, come i francesi chiamano la bici. Uno spazio nobile, tutto quello che vorreste vedere di Londra nel minor tempo possibile. Big Ben, Buckingham Palace, Hyde Park, Whitehall. Il minor tempo possibile è di Fabian Cancellara, svizzero di padre lucano, l’unico a stare sotto i 9’ sui 7,9 km del percorso. Cancellara è campione mondiale della crono e non è una sorpresa. Aveva già vinto il prologo a Liegi battendo un certo Armstrong. Sorprende, se mai, il vantaggio sul resto della compagnia. Anche sapendo che si sono impegnati al massimo solo gli specialisti, quelli che puntano alla classifica e qualche velocista fiducioso negli abbuoni della volata di Canterbury, Cancellara ha fatto un bel numero. Kloden a 13’’, Hincapie e Wiggins a 23’’, Gusev a 25’’, Karpets a 26’’, Vinokourov a 30’’. Bene dei nostri Quinziato, nono a 32’’. I nostri sono 17 in tutto, mai così pochi dal 1989. Piuttosto deluso Wiggins, olimpionico dell’inseguimento ad Atene (alla sinistra porta uno scomodo anello coi cinque cerchi). E’nato a Gand perché il padre era lì per correre una Sei Giorni, ma col primo triciclo pedalava sui vialetti di Hyde Park. Il suo primo maestro è stato Boardman, cui restano le prestazioni più veloci in un prologo del Tour: 55,152 a Lilla nel '94 (7,2 Km), 54,193 a Dublino nel '98 (5,6 Km). Al terzo posto da ieri si colloca Cancellara: 53,660. La prima notizia poteva o forse doveva essere questa: non è successo nulla. Un milione di spettatori, almeno 10 mila poliziotti in divisa e in borghese più numerosi volontari con pettorina verde. Col Tour a Londra, usare il termine ‟bombe” si può prestare ad equivoci. La Discovery ha inserito una tantum il verde nelle sue maglie per appoggiare la campagna ecologica del Tour (pulizia delle strade, smaltimento dei rifiuti) e anche il sindaco di Londra, Livingstone, si è dilungato sulla pratica ciclistica che salverà le città. Quelli che vanno in bici a Londra ogni giorno sono 650 mila, non saprei se per vocazione o per non pagare il pedaggio sull’auto. Comunque Londra ha accolto bene il Tour. Sepolte le violente polemiche di due anni fa, quando a Singapore Londra strappò le Olimpiadi del 20012 a Parigi, che era data favorita. ‟L’équipe”, giornale organizzatore della corsa, ha ricambiato con una prima pagina in inglese il cui titolo (‟God Save le Tour”) mi suona più realistico che ironico. Il Tour ha incassato, per venire qui, sui 2,5 milioni di euro e li restituisce a Londra moltiplicati per 50, facendosi spennare la carovana. Sembra sempre un affare, la partenza del Tour, sarà per questo che per il 2009 risultano candidate Utrecht, Rotterdam (favorita), Budapest, Dusseldorf, Firenze, Lugano, Liegi, Bilbao, il Principato di Monaco, la Corsica e, più, timidamente, Besancon. Nel 2008 il Tour partirà il 5 luglio da Brest, in Bretagna, e senza crono prologo. Ottima cosa, almeno per me. Meglio Brest, anche se non piove e se non c’è nessuna Barbara da rincuorare. Ma torniamo a Cancellara. Lui in giallo, Federer in finale a Wimbledon, Alinghi che rivince la Coppa America. Mica male per la Svizzera. ‟Ci togliamo le soddisfazioni che possiamo. Col calcio è più difficile”. In tv gli chiedono se quel filo di barba gli serve a sembrare più tosto. Gran risata: ‟No, è che il mio bagaglio s’è perso da qualche parte a Heathrow, spero che la British Airways almeno adesso me lo ritrovi, perché da mettermi ho solo la maglia gialla. Non è poco, ci speravo. Non è vero che il prologo richiede solo potenza, io dico che bisogna anche essere intelligenti. Molti tendono a sparare tutto nel primo tratto e poi vanno in rosso. Invece bisogna restare lucidi e tenersi da parte per il finale”. Lucido è stato (7° l’intertempo su Kloden, 13° sul traguardo), potente pure. E dialetticamente si difende: ‟Oggi la data 07.07.07. Quando ricapiterà di vincere un giorno così e per di più nella patria di James Bond?”. A occhio, fermo restando il mese di luglio, forse tra cent’anni, se c’è ancora il ciclismo, se c’è ancora il Tour e se c’è ancora il pianeta Terra. Ma queste sono caramelline per i coloristi. Invece, chi ha amato Giovanni Arpino, ricorderà in ‟Azzurro tenebra” due categorie giornalistiche, le iene e le bellegioie, gli aggressivi e i paciosi. Qui i paciosi stanno quasi tutti in tv, quegli altri in sala-stampa. E non fanno sconti a nessuno, né a Cancellara, né ad Valverde, né a Vinokourov. Il quale ha già capito su quante spine camminerà da qui a Parigi. Ha provato un’autodifesa su basi logiche: ‟Sono stato io a parlare della collaborazione col dottor Ferrari. Perché non c’è nulla di illecito. Ma scusate, se lui mi dopasse sul serio che interesse avevo a parlarne? Sarei stato un gran coglione”. Iena per Cancellara: ‟Fino a pochi giorni fa il suo ds era Riis, che ha confessato di aver assunto Epo. Per caso, lavorate ancora col dottor Cecchini?”. Risposta: ‟In passato sì, ora non più e comunque non ho niente da rimproverarmi. Per quanto riguarda Riis, voglio ringraziarlo perché questa maglia gialla è anche frutto dei suoi consigli e del tanto lavoro fatto insieme. La sua confessione a me è parsa un bel gesto. In generale, trovo che ci siano molti giovani corridori che vogliono far bene questo mestiere, rispettando le regole. Non è piacevole se continuano a ritrovarsi davanti dei pezzi di passato”. Capisco. Si tratta di vedere se il passato è passato oppure no. Siamo qui anche per questo.

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