Ho sentito con le mie orecchie, al giornale radio, il neo ministro della Cultura Sandro Bondi presentare non so quale iniziativa con queste testuali parole: ‟è un fatto straordinario ed è merito dei ministri che mi hanno preceduto”. È la prima volta che sento un ministro attribuire ai suoi predecessori non già catastrofi, colpe infami, eredità disastrose: ma un merito. Ci ho ragionato sopra, e ho fatto due ipotesi. Una ingenua, una maliziosa. Ipotesi ingenua: il ministro Bondi pensa davvero che chi lo ha preceduto abbia dei meriti, e per correttezza personale li ha pubblicamente riconosciuti. Ipotesi maliziosa: il ministro Bondi, che è un politico navigato, sa che il suo capo punta molte delle sue carte su un clima di ovattata concordia, sperando che l’opposizione si opponga poco; e dunque ha pronunciato quella frase cavalleresca anche per contribuire a quel fine recondito. Propendo (essendo io sostanzialmente un ingenuo) per la prima ipotesi. Ma anche se fosse vera la seconda, si tratta pur sempre di una bella figura a costo zero. Mi domando perché mai la stragrande maggioranza dei ministri presenti e passati non l’abbia capito, preferendo fare la pessima figura (molto italiota) di chi scarica sempre sugli altri ogni demerito e ogni responsabilità.

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