In un primo momento "protetto" dal (poco) pudore rimasto ai media, il diciottenne palermitano accoltellato dal padre perché omosessuale dopo qualche ora era già in onda sui tigì nazionali. A caldo ho provato il sollievo di vedere un ragazzo del popolo che, coraggiosamente, sfida il pregiudizio e l’ostilità ambientale, e decide di denunciare con nome, cognome e faccia bene in vista la violenza subita.
Ma subito dopo – per dire quanto sono confusi i tempi, e noi insieme a loro – ho avuto il sospetto che a portarlo davanti alle telecamere, ancora incerottato, ancora ferito nell’animo, sia stata anche l’occasione di apparire, la voglia di vedersi ritratto anche lui nel colossale affresco di "celebrities" che pare essere l’irresistibile attrazione di milioni di ragazzi. E senza neanche passare per la sputtanatissima strettoia di You Tube. Dubbio non da poco: è stata una forma embrionale di coscienza civile, a farlo apparire in televisione su una spiaggia palermitana, fragile e ben pettinato, mostrando le braccia fasciate, oppure è stata la banale seduzione della "popolarità"? Guardo la sua fotografia sulle prime pagine dei quotidiani e non so darmi risposta.

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