È sconsolante il tono di indignata sorpresa, o di stupito allarme, che ha accolto, sulla scena politica, la denuncia di Napolitano sul traffico di rifiuti tossici del Nord venduti alla camorra e buttati nelle discariche del Sud (abusive e no) avvelenando terra e aria. È sconsolante perché non è più una notizia. È una certezza da almeno una decina d’anni. Libri, articoli di giornale, inchieste televisive e carte giudiziarie hanno raccontato ampiamente questo genere sordido e cinico di reato, con pochi farabutti che si arricchiscono a spese della salute di tutti. Una parodia atrocemente beffarda del vecchio slogan delle sinistre "Nord e Sud uniti nella lotta": l’unione è stata infine trovata, ma nel malaffare e nella rapina ambientale.
Ebbene, è come se quei libri, quelle inchieste, quei reportage televisivi non fossero serviti a nulla. Carta morta, parole al vento, denunce magari destinate a pochi e irrequieti settori della pubblica opinione, roba "di nicchia", insomma, come si dice adesso nell’industria dei media. Probabilmente il capo dello Stato era convinto di sottolineare autorevolmente uno scandalo che dovrebbe essere in cima agli scartafacci che giacciono sulle scrivanie dei politici locali e nazionali. Invece: un "oooh" di meraviglia o di fastidio ha accolto le sue parole. Vedete a cosa serve l’informazione, in un Paese che, a partire dai suoi politici, non ha troppa voglia di leggere né di guardare.

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