‟Non è vero che tutto quello che viene dalla tradizione è buono”, dice Emma Bonino a proposito della messa al bando dell’infibulazione in Egitto. Parole sacrosante, in fondo anch’esse parte di una "tradizione" (la tradizione laica e progressista), eppure oggi così poco pronunciate da sembrare quasi audaci. Siamo cresciuti ancora nel solco – via via più incerto – del mito della Storia come continuo seppure zig-zagante procedere verso il Nuovo e il Migliore. Lo abbiamo visto pian piano svanire, ingoiato da risorgenze religiose e politiche che credevamo alle spalle. Qualcuna anche profondamente motivata (come il ritorno al culto nei paesi ex comunisti, che avevano voluto cancellarlo per forza di Stato), ma tutte convergenti nell’annullare, in fin dei conti, il concetto stesso di Storia come un continuo mutare, una coraggiosa esposizione al futuro.
Che sia finito lo storicismo è un doloroso conto che molti di noi devono fare con la propria formazione culturale. Ma che sia finito il futuro, che il corso delle cose possa essere riavvolto come un tappeto, tornando in eterno ai Padri, è una fonte di angoscia (cosciente o inconscia) per tutti. Per questo è una festa la notizia che la Tradizione, in Egitto, ha perduto almeno una battaglia. È un "eppur si muove", questo, che restituisce una direzione alla storia, o almeno alla storia di qualcuno.

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