So che la risposta è difficile. Ma la domanda è: mandare in onda nei principali telegiornali le immagini dei ragazzini di Torino che distruggono a calci e sprangate un edificio pubblico, non è forse il "premio" che loro si aspettano? Non è il modo migliore per far diventare anche l’informazione "ufficiale", quella degli adulti, una specie di grande You-Tube, l’approdo ideale per gli aspiranti Qualcuno che darebbero e farebbero qualsiasi cosa pur di vedere la propria immagine riflessa e moltiplicata in video (specchio specchio delle mie brame…)? Quanto pesa davvero, nella scelta tipicamente adolescenziale di far danni, la gratificazione aggiuntiva dello sbocco mediatico, della fama volatile eppure eccitante di venti secondi di telegiornale?
Se non vogliamo chiamarla censura (e non vogliamo), sforziamoci di trovare un nuovo nome al diritto-dovere di selezionare, scegliere, giudicare le immagini e le parole che buttiamo in quel calderone che ci ostiniamo a chiamare "informazione", forse l’ultimo dei vecchi miti borghesi, ormai contaminato e intaccato da dieci altre intenzioni, cento altri scopi, mille altri interessi. Altrimenti la porta d’ingresso della fama, per il Nobel come per il teppista, per l’artista come per lo scemo, rischia di essere la stessa. Anzi: più agevole, più immediata per il teppista e lo scemo, mentre il Nobel e l’artista preferiscono tenersi alla larga.

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