Se un italiano avesse voluto farsi un’opinione sulle intercettazioni telefoniche, e avesse deciso di documentarsi all’edicola sotto casa, comperando giornali di diverso orientamento, che cosa avrebbe capito? Avrebbe capito che la percentuale dei suoi concittadini intercettati varia, a seconda del quotidiano scelto, dall’uno per cento al cento per cento. Attenzione, la mia non è un’iperbole. E’ un rendiconto matematico. Si va da poche centinaia di migliaia di intercettati (fonte: questo giornale) a "tutti gli italiani sono intercettati" (fonte: il Giornale). In mezzo, l’intera gamma delle ipotesi, delle illazioni, delle forzature, delle frottole (quale è, senza ombra di dubbio, il titolone del Giornale).
Ora: le opinioni sono tutte legittime. Le bugie no. E, se la matematica non è un’opinione, la larga maggioranza dei dati riportati dalla stampa quotidiana italiana non rappresenta affatto la realtà, e nemmeno un’approssimazione della realtà. Rappresenta un legittimo punto di vista (contro la pratica diffusa di pubblicare le intercettazioni) in modo illegittimo e disonesto: imbrogliando i lettori. Poiché la stampa italiana è molto schierata, molto interessata, molto partecipe della questione, sarebbe bello (bello e impossibile) che palesasse le sue posizioni senza ricorrere alla frode. Non sarà falso in atto pubblico, ma poco ci manca.

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