L’omofobia, specie in un paese bigotto come il nostro, è una questione così seria che il povero Rino "Ringhio" Gattuso non meritava di finirci dentro fino al collo. Alla domanda impervia di un cronista ("che cosa pensa dei matrimoni gay in Spagna"?), Ringhio ha risposto come poteva, cioè malamente, dicendo che lui è contrario perché gli piace "il matrimonio in Chiesa tra un uomo e una donna": argomento che con le unioni civili e le leggi dello Stato c’entra come i cavoli a merenda. Mi sono ricordato di quando un’anziana e amatissima tata, alla vigilia del referendum sul divorzio, mi disse che avrebbe votato contro perché non voleva essere obbligata a divorziare. È lo stesso candido equivoco nel quale è caduto il macho Gattuso, del tutto ignaro del fatto che i diritti altrui sono appunto altrui, e niente hanno a che fare con le nostre scelte individuali e la nostra libertà di vivere come preferiamo.
Naturalmente, il reddito di "Ringhio" è di un migliaio di volte superiore a quello della mia tata, e volendo avrebbe avuto modo di comperare qualche giornale e addirittura qualche libro in grado di spiegargli come stanno le cose. Ma i soldi, come è noto, non bastano a emancipare lo spirito, e dunque l’opinione di Gattuso rimane solidamente nell’alveo dell’eterna ingenuità popolare. Penso che sarebbe stato meglio non fargli la domanda.

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