Fa una certa impressione che Nichi Vendola (uno dei pochi veri leader della politica italiana) parli del futuro della sinistra come di ‟una traversata del deserto”. Fa impressione perché le metafore da anno zero, da ultima spiaggia, da day after, circolano a sinistra ormai da una ventina d’anni, diciamo dalla caduta del Muro di Berlino. E se dopo l’interminabile purgatorio fin qui patito la sinistra ancora si accinge a "traversare il deserto", viene da pensare che la catena di sconquassi identitari, azzeramenti ideologici, incidenti di percorso, crisi di nervi, regolamenti di conti interni, sia servita a pochissimo: forse neanche a preparare lo zaino giusto per affrontare il deserto.
Viene da pensare, anche, che in assenza di strategia bisognerebbe almeno cambiare tattica. Per esempio fingere che tutto stia andando a meraviglia, fischiettare serenamente, svegliarsi pieni di energia e alzarsi dal letto di buona lena. Visti gli scadentissimi risultati del piagnisteo, dell’umor nero, delle severe analisi e delle spietate autocritiche, alla sinistra rimane da imboccare la sola strada mai imboccata: fingersi all’altezza di ogni compito, credere e fare credere che meglio di come si è non si potrebbe mai essere. È il metodo spensierato e vincente adottato, con grande successo, dalla destra italiana, sgangherata e ridicola per i suoi tre quarti eppure di ottimo umore. Prendere esempio.

Torna alle altre news >>