In questo Paese c’è almeno un uomo felice. È il neo ministro della Difesa La Russa, che passa in rassegna le truppe forte di un cameratismo di antico corso, maschio tra i maschi, soldato tra i soldati. Se il suo predecessore Parisi pareva (ed era) un professore prestato al duro esercizio delle "missioni di pace", il ministro Ignazio sa invece di avere il fisico del ruolo: chiunque abbia fatto il militare sa che in ogni caserma esiste un colonnello più o meno con quella faccia. Tanto è vero che la cosiddetta "denuncia" fatta da La Russa appena giunto a Kabul ("macché missione di pace, qui c’è la guerra!") non riesce a dissimulare la sua natura profonda, che è di lieta sorpresa: si combatte, ragazzi, altro che lagne pacifiste, altro che ipocrisie diplomatiche!
Anche la frase consegnata alla Storia dal ministro ("Non siamo qui a distribuire caramelle") ha tutti i crismi della virile schiettezza militare. Si intende che a distribuire caramelle potevano essere magari "gli altri", i cacadubbi del centrosinistra, i melliflui prodiani: roba da culattoni, direbbe Bossi alimentando il giubilo popolare, e non rendendosi conto dell’oggettiva connivenza con la moralità talebana. La Russa, invece, sente le pallottole fischiare, e sotto sotto si compiace: il potere nasce dalla canna del moschetto.

Torna alle altre news >>