Rivelazioni senza prove, congetture basate su niente, smentite fasulle, supposizioni pure e semplici. Dopo cinque giorni dalla liberazione di Ingrid Betancourt e degli altri 14 suoi compagni di sventura, non si sa ancora come siano andate le cose: se è vera la versione ufficiale o se è vera l'altra, che dà per certo un tradimento del carceriere, il comandante Cesár, pagato venti o cinque milioni di dollari, o l'altra ancora che accusa l'esercito di essersi appropriato, all'ultimo momento, di una liberazione concordata tra due emissari europei e l'alto comando guerrigliero. Venerdì sera, il ministro della Difesa colombiano ha diffuso un video della liberazione, spacciandolo come ‟prova della veridicità della versione ufficiale”. In realtà, nei suoi tre minuti e mezzo montati, dai quattordici originali, si vedono solo la Betancourt e gli altri salire, perplessi e ammanettati, su un elicottero bianco, insieme con il comandante Cesár, sorridente come se andasse ad una gita, e, alla fine, già in volo, le urla di gioia e gli abbracci, a operazione conclusa.
‟Soltanto il presidente e il vertice militare hanno potuto vedere per intero la registrazione. Abbiamo dovuto fare dei tagli per ragioni di sicurezza, per non rivelare l'identità degli agenti e le modalità d'azione che ci hanno insegnato le Sas, le Special air service britanniche”, ha affermato il ministro della Difesa, Juan Manuel Santos. Anche i due principali protagonisti della vicenda sostengono la versione ufficiale. Mentre il comandante Cesár, con un occhio tumefatto, ha confermato di essere stato ingannato dai falsi mediatori umanitari, Ingrid Betancourt ha escluso la possibilità di una messa in scena.
‟Per quello che ho visto durante l'operazione, non credo francamente che mi si possa ingannare” ha sostenuto la leader ecologista. Dichiarazioni scontate. I dubbi sono destinati a rimanere per lo meno fino a quando non arriverà la versione delle Farc. Le pagine Internet vicine alla guerriglia, come Anncol o Red Resistencia, non hanno fatto altro che riportare articoli e commenti vari che, oltre a demolire la ‟verità” ufficiale, non risparmiano critiche sia a Hugo Chávez che a Fidel Castro, per i complimenti fatti a Uribe e i loro reiterati inviti alla smobilitazione della guerriglia, e accuse alla Betancourt di essere tornata quella di sempre, cioè l'affiliata ‟della ricca borghesia neoliberale colombiana”.
Oltre a rimproverarle le esplicite affermazioni d'appoggio ad Uribe e all'esercito colombiano, molti ironizzano sulla sua ritrovata forma fisica. La donna che alcuni mesi fa veniva descritta come moribonda, consumata da varie malattie come l'epatite, la lesmaniosi e la malaria, ostenta infatti una buona salute, come hanno confermato sia il medico ufficiale dell'Eliseo, Cristophe Fernandéz, che il personale dell'ospedale militare parigino Val de Grace, dove la Betancourt si è sottoposta ad alcuni accertamenti di routine.
Guido Piccoli

Guido Piccoli

Guido Piccoli, giornalista e sceneggiatore, ha vissuto a Bogotá gli anni più caldi della "guerra ai narcos". Sulla Colombia ha scritto la biografia di Escobar, Pablo e gli altri (Ega edizioni 1994) e la guida della Clup (1996).

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