Pur volendo tener conto di eventuali malevolenze o sciatterie dei giornali, le cronache del congresso dei Verdi sono tristissime. Un partito ridotto a miniatura pur essendo portatore della più importante e appassionante questione del futuro (l’ambiente) ha provveduto a infilare i suoi poveri resti nel tritacarne di una rissa politica (oddio, politica forse è troppo) che schianterebbe anche un elefante, figurarsi un topolino. In questo senso i Verdi, nonostante le intenzioni "terziste" del vecchio Boato (ancora lì?!) sono tipicamente di sinistra. L’opposizione a Pecoraro era rotta in cinque spezzoni, e non è riuscita a trovare un candidato unico. Le divisioni intestine e gli odii personali hanno rubato la scena a ogni altra questione. E quando si tenta di appenderle, le questioni politiche, al gancio arrugginito delle faide personali, arrugginiscono pure loro in pochi istanti. Magari i delegati si saranno pure divertiti, a modo loro. Ma quello che rimane della pubblica opinione, quelli che leggono un quotidiano per cercare il bandolo di un progetto, di una novità, di una speranza, ci restano di sasso. Il partito ambientalista è come il pane, addolora davvero vederlo ridotto in briciole. Auguri a Grazia Francescato. Ne ha bisogno.

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