I grandi paesi emergenti (India e Cina fanno da soli un terzo dell’umanità) sono sollecitati dalle vecchie potenze a inquinare di meno. In altre parole, sono caldamente invitati a non ripercorrere la strada infetta già percorsa da noi: trecentomila americani inquinano, da soli, più dell’Africa intera. Se il pianeta è un formaggio, il quarto di umanità chiamato Occidente ne ha già mangiato ben più della metà, e adesso invita gli altri tre quarti ad arrangiarsi con i resti. Strana situazione, nella quale l’obeso invita il magro a non abboffarsi troppo. Tanto da farci sospettare che la lotta all’effetto serra e all’inquinamento passi attraverso una palese ingiustizia, o perlomeno una stridente contraddizione: chi ha già stra-consumato e stra-inquinato detta le condizioni a chi si appresta a farlo, come l’ergastolano che voglia dare direttive morali a chi è appena entrato in carcere. India e Cina hanno risposto che il buon esempio deve venire da chi ha già sbagliato, già sporcato, compromesso equilibri, guastato l’aria. Difficile trovare argomenti che rintuzzino questa ovvia osservazione. Più facile temere che nella gara allo "smettila prima tu, no prima tu", nessuno si prenda la briga di smetterla per primo. Non i governi, non i potentati economici e industriali. Forse è meno utopistico pensare che ci si arrivi cittadino per cittadino, famiglia per famiglia, villaggio per villaggio, partendo dal basso visto che l’alto è oramai perdutamente immerso nei suoi fumi.

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