L’immagine di Bossi con il medio alzato è diventata l’icona pubblicitaria di una compagnia aerea irlandese, che la usa per screditare la concorrenza italiana. Pubblicità sleale quanto si vuole, ma perfettamente in linea con l’antico stereotipo dell’italiano scorretto e fregarolo che prospera al di là delle Alpi. Se Berlusconi incarna ottimamente la fascia "alta" del pregiudizio anti-italiano, quella del ricco dolcevitoso e fanfarone, borghese mancato, signore irrealizzato, Bossi è una specie di desolante aggiornamento dell’eterno Bertoldo, del popolano intelligente e gaglioffo che mette in scacco i potenti ricorrendo alla virtù (tipicamente servile) della furbizia.
Quel quid di razzismo che sfiora (spesso ingiustamente) la nostra immagine all’estero, specie tra gli anglosassoni, è nei due casi ahimè alimentato dalla gongolante soddisfazione con la quale i due interpretano la parte. Bossi si autodefinisce "popolano" un giorno sì e l’altro pure, comprendendo nel repertorio quella grevità di modi, quella rudezza di eloquio delle quali il popolo, nel Novecento, fece di tutto per liberarsi, considerandole il segno della propria soggezione. Ho conosciuto "popolani" che, per dignità e per sensibilità, parlavano e soprattutto pensavano come signori. Non andarono mai al governo, ma neppure finirono nelle pubblicità estere, tra le clownerie italiane.

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