Vuotando una casa delle sue cianfrusaglie, ho voluto conservare un vecchio piatto da muro con l’effigie di Giovanni XXIII. Diffido del kitsch (ci abitua a considerare "simpatico" il cattivo gusto) ma amo quel vecchio, cristianissimo Papa che (lo ricordava ieri su questo giornale Giuseppe Ruggeri) voleva sostituire al "bastone della disciplina" la "medicina della misericordia".
Una mostra romana, a Palazzo Incontro, è dedicata al Concilio giovanneo, il Vaticano II, che aprì le porte della Chiesa di Roma ai nuovi tempi, alle tensioni sociali, alle speranze di dignità e giustizia che animarono quegli anni. La storia si è poi rimangiata quegli spiriti di libertà, che dovevano esserle sfuggiti in un momento di distrazione. E la Chiesa si è distinta per la solerzia implacabile con la quale ha voluto riavvoltolare in fretta il tappeto di ciò che allora si chiamava "progresso" senza ancora dubitarne. Non so quanto sia rimasto, di Papa Giovanni, nella memoria e nella coscienza dei più giovani. Probabilmente pochissimo: giusto quello scampolo televisivo, semplice e commovente, nel quale lodava la Luna sopra San Pietro e invitava a "dare una carezza ai bambini". Ho saputo ieri (me ne ero dimenticato) che quel celebre discorso annunciava ufficialmente il Concilio, ed ebbe dunque un rilievo storico che la forma "leggera" e colloquiale oggi ci nasconde. Mi domando se Papa Ratzinger andrà a visitare la mostra romana: e per dare una carezza a chi.

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