In visita ufficiale a Washington, il primo ministro pakistano Yusuf Raza Gillani si è sentito rivolgere un rimprovero piuttosto crudo: gli Stati uniti accusano i servizi di intelligence militare di Islamabad di passare informazioni riservate ai ribelli nelle aree tribali alla frontiera con l'Afghanistan. Un'accusa pesante, considerato che il Pakistan è in teoria (e si dichiara) un alleato degli Stati uniti nella loro ‟guerra al terrorismo”. Fonte della notizia è il ministro della difesa pakistano Ahmed Mukhtar, che accompagna il premier a Washington. Parlando alla tv pakistana Geo Tv, il ministro ha spiegato che ‟loro”, gli americani, accusano i servizi pakistani di avvertire i ribelli in anticipo dei raid americani contro di loro. Pare infatti che da qualche tempo le forze Usa abbiano smesso di informare quelle pakistane sulle operazioni che pianificano contro i ribelli.
L'accusa è pesante, ed è un'ammissione insolita da parte di un esponente del governo pakistano. Un segnale di quanto siano in ribasso le relazioni tra gli Stati uniti e il loro riluttante alleato. ‟La vera questione è chi controlla il Isi”, ha aggiunto il ministro Mukhtar: è ciò che gli ha chiesto anche il presidente Bush, ha ammesso. La risposta interessa molto anche al governo pakistano: se l'esercito è l'arbitro del potere in Pakistan il Isi, o servizi di intelligence interforze, è uno ‟stato nello stato”. Per decenni ha tenuto contatti con gruppi armati nelle zone tribali alla frontiera afghana, ha sostenuto i Taleban all'inizio della loro parabola negli anni '90 e ‟coltivato” gruppi guerriglieri che agiscono nel Kashmir indiano: tutto per farne i propri strumenti di influenza in Afghanistan e in India. In teoria, dopo l'11 settembre 2001 questi contatti sono stati tagliati.
Il premier Gillani a Washington ha dichiarato non credibili le ‟insinuazioni” contro il Isi. Ma il governo in Pakistan non controlla l'operato del Isi: soprattutto quando si tratta di un governo civile come quello attuale, nato dalle prime elezioni multipartitiche dopo nove anni di regime militare e presieduto da un esponente del Partito popolare che fu di Benazir Bhutto). Sabato scorso il governo ha decretato che l'Isi risponderà d'ora in poi al ministro dell'interno: la decisione è stata revocata nel giro di poche ore.
Le ammissioni del ministro Mukhtar inoltre avvalorano quanto scritto due giorni fa dal New York Times: che un vicedirettore della Cia è volato in segreto a Islamabad il 12 luglio con informazioni che ‟inchiodano” l'Isi. Sono in particolare le prove che elementi dell'intelligence militare pakistana hanno approfondito i rapporti con la rete di gruppi ribelli che fa capo a Maulavi Jalaluddin Haqqani, che secondo gli Usa è legato a al Qaeda e che ha stabilito un solido retroterra nei territori tribali pakistani per i gruppi responsabili della recente recrudescenza di violenza in Afghanistan. Non è chiaro se gli Usa accusano i vertici stessi del Isi o degli ‟elementi deviati”. Certo è che non si fidano più dell'intelligence pakistana - anche se continuano ad aver bisogno delle loro informazioni.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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