Nell’insanabile ostilità tra le "due Italie", colpisce la serena convinzione con la quale il presidente della Camera Fini ha ricevuto gli atleti omosessuali. Era un atto istituzionale quasi ovvio in un Paese europeo (l’Europa ha tanti difetti, ma almeno il pregio di combattere le discriminazioni di razza, di religione e di sesso), non in Italia, dove l’intera materia dei diritti civili è congelata per ingerenza clericale e pavidità politica, e al governo siedono uomini e partiti così amanti della "famiglia tradizionale" da non disdegnare atteggiamenti omofobi. Lo stesso Fini, anni fa, in un incidente di percorso del suo lungo tragitto politico, ebbe a dire che nella scuola pubblica non devono trovare posto "insegnanti omosessuali", uno svarione in termini di democrazia e perfino di logica che fortunatamente non sembra avere lasciato traccia. Ora, da uomo delle istituzioni, ha ospitato con evidente cordialità un gruppo di cittadini italiani, gay e lesbiche, che avrebbero avuto ottimi motivi per non sorprendersi in caso di rifiuto. Sarà anche stato un atto dovuto, ma in questo Paese siamo ormai abituati a vedere disattesi anche gli atti dovuti, e dunque va a merito del presidente della Camera essersi comportato proprio da presidente della Camera.

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