Se esistesse la medaglia d’oro per il commento olimpico più fesso, potrebbe senz’altro vincerla un atleta padano: è il sindaco di Treviso Gobbo, che in estasi per la vittoria nella spada del concittadino Tagliarol ha detto che "finalmente dovrà tacere chi è contrario all’uso delle armi". In verità, non si conosce nessuno che sia contrario all’uso sportivo delle armi. Si conoscono, piuttosto, molte persone che sono contrarie all’uso delle armi fuori dallo sport. La differenza è così ovvia che perfino il sindaco Gobbo, se si applica e si fa aiutare da qualcuno, è in grado di afferrarla: se lo spadista Tagliarol usa il suo ferro per vincere la medaglia olimpica, tutti applaudono. Se lo usasse per infilzare come tordi i passanti, verrebbe arrestato. Idem per arcieri e tiratori, pugili e lottatori, il cui talento offensivo generalmente non si esercita per la strada, sparando alle vecchiette o schienando i pensionati. Di più: l’uso delle armi e dell’aggressività nello sport è nato apposta per surrogare e possibilmente neutralizzare la violenza. E dunque, è proprio chi è "contrario all’uso delle armi" a essere particolarmente grato allo sport perché riesce a dirottare l’adrenalina e la ferinità entro i confini certi, regolati e incruenti delle varie discipline. Per esempio: se il sindaco Gobbo (e molti suoi colleghi "padani") si fossero dedicati agli sport, specie quelli di fatica, piuttosto che alla politica, vivremmo in un paese un po’meno aggressivo e incivile.

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