Da ragazzo non capivo bene i miei coetanei politicamente più risoluti, specie quando dicevano che "lo Stato borghese si abbatte e non si cambia", e altre cose che mi parevano, diciamo così, di troppo ardua realizzazione. Tra di essi il giovane avvocato Gaetano Pecorella, difensore di quasi tutte le cause rivoluzionarie. Mi sbagliavo: lo Stato borghese, nei suoi presupposti costituzionali e giuridici, si può tranquillamente abbattere, come dimostra il progetto di riforma della giustizia che lo stesso Pecorella, oggi intellettuale organico del governo, sta per proporre.
Devo dunque ricredermi: la coerenza rivoluzionaria non è poi così impraticabile, basta capire da quale parte è meglio assestare il colpo allo status quo. Fallito l’assalto da sinistra, da descamisados in corteo, quarant’anni dopo potrebbe riuscire l’assalto da destra, con buone cravatte e un posto tra quelli che contano. L’ottimo Pecorella può ben rivendicare ciò che a noi, coerenti e ottusi, sfugge: un percorso in fin dei conti lineare negli scopi, anche se dall’andamento apparentemente curvilineo (inversione a U). Si trattava solo di aspettare il momento buono per fargliela pagare, allo Stato borghese, lasciarlo invecchiare quel tanto che bastava per vederlo difeso solamente da costituenti ultra-ottuagenari, antifascisti stanchi, padri della Patria decrepiti. Se tanti estremisti di una volta oggi sono nel centrodestra, è solo perché finalmente hanno trovato la postazione più adatta per assestare allo Stato il colpo di grazia.

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