Ha ragione - senza se e senza ma - il ministro Maroni, che finalmente definisce correttamente lo stato della criminalità in Campania: "Guerra civile". Cioè - tecnicamente - guerra di una parte della popolazione di un paese contro un’altra. Guerra di italiani armati contro altri italiani inermi, ricattati, minacciati, taglieggiati, sfruttati, uccisi. Guerra di criminali italiani contro lo Stato italiano. Con una vasta zona grigia che contiene, per paura o per convenienza, i fiancheggiatori, i succubi, gli omertosi, insomma l’acqua in cui nuotano le grandi famiglie criminali. Neanche il terrorismo rosso e nero, nei suoi anni di stragi e attentati, aveva osato sperare di poter controllare pezzi di territorio: al di là di qualche covo in affitto, i terroristi non possedevano nient’altro che il loro fanatismo. Le mafie del nostro Sud - Sicilia, Calabria, Campania - lo controllano da mezzo secolo, il territorio, hanno beni mobili e immobili smisurati, e i morti si contano non a centinaia, come nella stagione dell’odio politico, ma a decine di migliaia, come nelle guerre civili quelle vere.
Allo stesso modo ha ragione la direzione antimafia di Napoli, che ha chiesto per il camorrista sospettato della strage di Castel Volturno l’aggravante dell’eversione. Una società criminale, con migliaia di adepti, che si autoelegge antistato, con esercito proprio, territorio proprio e perfino fisco proprio (tale è il pizzo), che cosa è, se non eversione?

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