Sono trent’anni che ci spiegano, a noi che siamo tardi di comprendonio, che le ideologie sono morte. Abbiamo sempre sospettato che si riferissero solo alla nostra, di ideologia, il vecchio patetico socialismo che sognava l’Uomo Nuovo (effettivamente: era solo un sogno). E che la loro, di ideologia, nel frattempo se la tenessero ben stretta.
Ora ne abbiamo la conferma. I repubblicani americani che, in piena catastrofe finanziaria, rilanciano il mito del liberismo vincente e salvifico, renitenti alla realtà, ostili alla logica, sono uguali e contrari ai vecchi comunisti ostinati, che pensano che sia la storia che si è sbagliata, non loro. Mentre in tutto il pianeta i governi e le banche centrali cercano di mettere una pezza (pubblica) alle follie private dei pescecani della Borsa e delle banche, che con i soldi degli altri hanno giocato d’azzardo, e perduto, gli orfani del liberismo dicono che il babbo non è affatto morto, e bisognerebbe ridargli fiducia. Se non è ideologia, questa, che cos’è? Tutti i discorsi sulla sobrietà, sulla "decrescita felice", sul contenimento dei consumi, sulla cultura del limite, bollati di utopismo, di ingenuità, di ideologismo fuori tempo massimo, oggi appaiono molto più pragmatici di certi editoriali scritti in cima ai grattacieli dagli scriba del liberismo. Non so se un mondo senza ideologie sarebbe migliore, certamente un mondo con una sola ideologia è il peggiore.

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