Rientro tra quelli che, stasera, andranno a dormire felici e ringiovaniti, oppure tristi e invecchiati, a seconda che Obama vinca oppure perda (McCain, brava persona, è appena un valoroso figurante). Non riesco a nascondermi dietro le apparenze molto di moda dello scettico, dell´imperturbabile. Mi turbano, eccome, le nefaste ragioni della destra americana: non quelle macroscopicamente ripugnanti, come il razzismo, ma quelle subdole, apparentemente "normali", così bene espresse nell´ultimo discorso di Bush in difesa "del nostro modo di vivere". Forse perché non ho un "modo di vivere" da imporre ad alcuno, trovo triste e aberrante che il mondo sia perennemente ricattato, e spesso oppresso, dalla difesa del "modo di vivere" di Bush e dei suoi elettori. Non esiste modo di vivere, per quanto virtuoso, che possa modellare un pianeta intero a propria immagine. E più dei nazisti che vogliono sparare al "negro", mi fanno paura le brave massaie, gli onesti lavoratori, i sani studenti che vedono in Obama una non-America, un virus antipatriottico, un alieno, ovviamente un "comunista". Mi fa paura la loro paura, in nome della quale sarebbero disposti ad affossare, con le buone o con le cattive, qualunque novità, ogni parola che non abbia il suono familiare della sicumera patriottica e dell´odio per chi non la condivide. Se Obama perde, la sola speranza è che la vittoria possa placare la paranoia "patriottica" dei conservatori: potremmo cavarcela, in quel caso, con un paio di guerre in più.

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