Nonostante la pace del lunedì, la lite televisiva tra il cronista Varriale e l’allenatore Zenga avrà lunga vita su YouTube, nell’ormai sterminato archivio della rissa mediatica nazionale. Gli amanti del genere possono spaziare tra crisi isteriche, spintoni, volti congestionati, grida strozzate. Gli argini sono stati travolti già parecchi anni fa in virtù del principio che la vita è uno spettacolo in sé, senza bisogno di mediazioni o traduzioni. Non è vero, la vita "in sé" è sovente ridicola e imbarazzante, le passioni raramente sono esemplari e più spesso mediocri, poche le parole e le esperienze degne di una condivisione così compromettente come l’esibizione in pubblico.
Un famosissimo comico, benché frastornato dagli applausi, dal successo e dai quattrini, mi disse un giorno che appena si accendeva la telecamera si ricordava sempre che sua mamma lo stava guardando, e sperava gli bastasse a mantenere la misura giusta. O le mamme non guardano più la televisione, oppure la guardano ma in cuor loro aizzano il loro bambino a farsi valere. Il risultato è che la gara furente (politica, sociale, personale) alla sopraffazione dell’altro è diventata il format dominante. Il format "lei non sa chi sono io". Come tutti i format troppo visto, troppo sentito, più noioso che orribile.

Torna alle altre news >>