Ma quante divisioni ha questo Al Zawahiri? La celebre e irriverente domanda che Stalin, in quel di Yalta, pose a proposito del Papa, si attaglia perfettamente al carisma invadente e lugubre di Al Qaeda. Basta una web-cam per sequestrare le prime pagine di tutto il mondo con quattro insulti razzisti. Nella storia politico-militare, nessuno ha saputo vivere meglio di rendita di Al Zawahiri, del suo boss Osama, di Al Qaeda e del loro rosario interminabile di anatemi, maledizioni, profezie funebri. Non fossimo in epoca di comunicazione esorbitante, si tratterebbe di una memorabile banda di attentatori e nient´altro. Invece, un armamentario ideologico da trucidi bigotti compete negli headline del pianeta con le parole dei capi di Stato.
Come già accadde per le Brigate rosse, la potenza di fuoco, per quanto sanguinaria, è niente rispetto alla potenza mediatica, al ricatto continuo di quei proclami orrendi. Il meccanismo mediatico, e la sua vulnerabilità, concedono a uno dei pensieri politici più rozzi e arcaici mai uditi di prosperare, dilagare, spaventare. Per un clan di fanatici che si regge sulla paura, che può esistere solo se esiste la paura, il nostro sistema mediatico è una vera manna. E sono le situazioni, queste, in cui mi chiedo se il concetto di censura non abbia una sua intelligente attualità.

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