Tra i provvedimenti economici del governo il raddoppio dell’Iva sulla pay-tv fa spicco perché colpisce il consumo più popolare, e butta ulteriore benzina sul fuoco del conflitto di interessi. Ma la scelta più grave, la più politicamente rilevante, è la stretta sulle detrazioni fiscali fin qui concesse (anzi, promesse) a chi punta sul risparmio energetico (pannelli solari, coibentazione, geotermia eccetera). Viene colpito quasi sul nascere un settore tecnologico, industriale e commerciale nel quale molti vedono il motore di una "terza rivoluzione industriale" (Rifkin) e che anche i meno entusiasti considerano uno dei pochi in grado di svilupparsi nonostante la crisi. E vengono beffati quei cittadini che hanno investito quattrini per ridurre l’impatto ambientale delle loro abitazioni, contando su agevolazioni fiscali certe e ora invece assai incerte, visto che è stato fissato un modesto "tetto" (82 milioni di euro) che una volta esauriti i fondi lascerà migliaia di italiani fuori dai rimborsi. E quel che è peggio, dissuaderà molti altri italiani dal proposito di investire nelle tecnologie ambientali.
Una scelta così cieca, o peggio così precisamente mirata, lascia intendere una cultura di governo per la quale l’ambiente è uno sfizio, tal quale la cultura. Poiché l’ambientalismo è il futuro - anche economico - del pianeta, se ne deduce che per questo governo è uno sfizio anche il futuro.

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