Non è per fare sempre il difficile, ma la retromarcia di Tremonti sulla stretta fiscale riguardo il risparmio energetico è molto parziale. Vero, la restrizione non è più retroattiva, e chi ha speso i suoi soldi nel 2008 per pannelli solari, fotovoltaico, coibentazioni, infissi isolanti eccetera, avrà ancora diritto allo sconto fiscale già stabilito. Non così, però, nel futuro: solo una parte degli eco-investitori potrà contare sui rimborsi. L’iter è diventato più lungo e soprattutto i soldi stanziati non basteranno che per alcuni dei pretendenti. Dice Tremonti che gli sconti fiscali non possono diventare un bancomat, frase sibillina che lascia intendere una bassa attitudine speculativa in chi sceglie la strada dell’ecocompatibilità. Dice anche, e come dargli torto, che i soldi sono pochi e la crisi molto grave. Ma, senza polemica, e davvero solo per capire meglio: non è proprio in tempi di crisi che si devono compiere scelte drastiche e utili, e non sarebbe drastico e utile incoraggiare fino allo stremo gli investimenti nell’eco-tech, nel risanamento ambientale, nella cultura che favorisce questo sforzo che è insieme pulito e utile, speranzoso e produttivo? Perché scegliere, per il potere politico, è diventato così difficile? Oppure, peggio: perché scegliere è diventato il contrario di cambiare rotta, di immaginare un ciclo virtuoso in fondo al ciclo vizioso nel quale siamo sprofondati?

Torna alle altre news >>