E il federalismo? Se ne parla da una ventina d’anni come di un’evenienza fatale. Quasi ogni giorno, da migliaia di giorni, leggiamo un titolo sul federalismo che è lì lì per arrivare: ma qualche cosa dev’essersi inceppato, nel meccanismo del solenne avvento, se ancora in queste ore si vocifera attorno alla sua urgenza, e il Bossi annuncia che l’ora è giunta o comunque deve assolutamente giungere, questione di minuti. Il problema è che lo annuncia da tempi immemorabili, tanto che per noi uomini della strada la notizia che si sta per fare il federalismo è molto sorprendente: eravamo convinti che già fosse in vigore da almeno un paio di generazioni, e tra vigili urbani che adesso si chiamano "polizia locale" e cartelli stradali in ostrogoto, ci avevamo fatto il callo, era una bizzarra novità con la quale avevamo già familiarizzato.
Macché. Come accade alla notizia della morte di un personaggio decrepito e famoso, che credevamo morto già da tempo (e tutti: "ma toh, ma poveretto, era ancora vivo?"), si viene informati di continuo della nascita del federalismo. Ci facessero sapere, per cortesia, la data esatta, che ce la segniamo sull’agenda e la facciamo finita.

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