Non bastassero le urne, non bastassero i sondaggi, non bastasse la conta dei pacchetti di voti da portare in dote, adesso i politici più in voga competono tra loro su Facebook, gareggiando in numero di "amici". Chi non fosse pago della facciocrazia televisiva, può ritrovare sul computer le stesse facce già replicate fino all’allucinazione su tutti i telegiornali. Del ministro Brunetta è disponibile, in rete, una versione sfocata e stranita, come se l’abuso televisivo ne avesse ormai liso i lineamenti, e del suo volto non rimanesse, per Facebook, che un’edizione di terza o quarta scelta.
In questo sforzo stremato c’è qualcosa di patetico e insieme di eroico. Per ogni essere umano ? perfino per gli attori ? l’obbligo di esibizione crea esaltazione ma anche squilibrio, mortificazione, dubbi esistenziali: per questo gli attori più capaci e sensibili (e i più bravi) cercano di dosarlo, se possibile di centellinarlo. I politici no, quasi tutti si sentono costretti alla tracimazione di sé, alla replica quasi folle del poco o del tanto che hanno da mostrare. Più li vedo, anzi più li rivedo, meno capisco se è un’incosciente vanità a muoverli, oppure un superiore spirito di sacrificio.

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