Se non fossero esistiti gravi mancanze e gravi silenzi della Chiesa nei confronti degli ebrei e della loro persecuzione, perché mai due grandi papi moderni (Roncalli e Wojtyla) avrebbero sentito il bisogno di pronunciare parole di pentimento e di riparazione? Si fossero poste questa domanda, le attuali gerarchie vaticane avrebbero evitato l´imbarazzante reazione dei giorni scorsi alle ragionevoli dichiarazioni del presidente della Camera Fini su quanto poco è stato fatto in Italia, anche dalla Chiesa, per denunciare l´abominio delle leggi razziali.
La reazione stizzita, fuori misura e fuori logica, e per giunta reiterata anche nei giorni successivi, è incomprensibile. O meglio, è comprensibile solo alla luce di una ben curiosa concezione dei rapporti tra Chiesa e società, tra Chiesa e politica: con la Chiesa che si sente in diritto di giudicare senza essere giudicata, e di condannare senza essere condannata. Più si rinforza e si estende l´abitudine vaticana di interferire anche duramente con la politica (vedi le accuse di "statolatria" al governo spagnolo), meno la Chiesa accetta interferenze sul suo operato. Ma pretendere di stare nella storia e nella politica senza pagare - come tutti - il prezzo dell´errore, è veramente troppo comodo.

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