Le mancate dimissioni del sindaco di Napoli (e del presidente della Regione Campania) dopo la catastrofe dei rifiuti furono per moltissimi italiani un vero mistero politico. Nel caso del sindaco di Napoli oggi questo mistero raddoppia. Probabilmente la causa del mistero risiede in un grave equivoco. Il sindaco è convinto di poter rimanere in carica perché la sua onestà personale è indiscutibile e, difatti, indiscussa. Ma non è questo il punto. Il punto è che il ruolo politico di un capo (e il sindaco è un capo) comporta l’assunzione simbolica di responsabilità anche non sue. Le dimissioni non sono un’ammissione di colpa: sono un’assunzione di responsabilità di fronte a un grave fallo, o a gravi carenze, della compagine che si conduce. Sono un gesto nitido e semplice, con il quale si rende pubblico il proprio rammarico per non essere riusciti a fare quanto si intendeva. Certo, le dimissioni sono anche l’ammissione di una sconfitta: ma come definire altrimenti la situazione napoletana? Nella tenace autodifesa di Rosa Russo Iervolino l’orgoglio personale pretende di illustrare lo spirito di servizio, ma al contrario lo indebolisce. Offre l’immagine di una politica immobile, così spaventata dai propri passi da non riuscire più a fare neanche un salutare passo indietro.

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