Ne abbiamo viste troppe per illuderci, ma il "patriottismo costituzionale" di Gianfranco Fini è la grande novità politica degli ultimi mesi. È da un bel pezzo che non ne sbaglia una, almeno agli occhi di chi sogna una destra repubblicana e munita di senso dello Stato. Che sia un ex fascista, nel quadro molto bizzarro della politica italiana (che annovera ex socialisti neo-reazionari, ex comunisti berlusconiani ed ex radicali neo-baciapile) è appena una delle tante curiosità storico-antropologiche. Con la destra che ci ritroviamo, e alla luce del pauroso moto oscurantista degli ultimi giorni, le parole di Fini suonano come un’anomalia quasi incredibile. Mentre il ‟Giornale” che fu di Montanelli (sostenitore della "buona morte", da quel solido miscredente che era) sbraita le più becere parole d’ordine clericali, ‟Libero” rende omaggio a Mussolini, e i "moderati" del Pdl mostrano in Senato fisionomie sfigurate dall’astio, Fini propone l’idea (dimenticata) di una destra rispettabile e soprattutto laica. Per screditarlo, i suoi disorientati alleati lo accuseranno di slittare a sinistra. Ma delle sorti della destra è evidentemente molto più preoccupato lui di loro. Non sappiamo di quante armate disponga Fini, ma sappiamo che la sua probabile sconfitta sarà anche quella degli italiani preoccupati per il futuro.

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