La povera Emma Marcegaglia, per una volta che apre bocca, viene trattata da "corvo" dal ministro Scajola, che da anni contende a Gasparri i vertici assoluti della rudezza politica (vedi il caso Biagi). Sarebbe, la signora Emma, il capo degli industriali italiani, e dunque con voce in capitolo, anche istituzionalmente, a proposito della crisi. Macché. Il governo l’ha zittita come se fosse una massaia bisbetica, irritata dall’aumento di prezzo dei ravanelli e delle pere. Evidentemente l’idea berlusconiana che l’ottimismo basti a guarire, e ogni pensiero preoccupato sia tacciabile di disfattismo, fa proseliti anche tra i pretoriani del governo. Meglio una barzelletta sui desaparecidos (che risate, ragazzi!) piuttosto che rattristare il popolo con cupe previsioni. Il solo licenziatario ufficiale del pessimismo è Tremonti, che deve avere avuto apposita delega. Gli altri devono sorridere e indicare, dietro le nubi nere, il sol dell’avvenire. Compresi sindacalisti, industriali, conduttori televisivi, giornalisti. Il vero indicatore di un clima di regime è proprio questo. Toccherà presto all’Istat o agli altri indicatori economici e sociali il sospetto di essere manovrati da spirito antipatriottico? La crisi italiana avrà, tra tutte le altre crisi del mondo, il vantaggio di essere vissuta allegramente? E il famoso Pil, fin qui star incontrastata del felice viaggio verso la prosperità eterna, potrà dichiarare in pubblico il suo calo, o verrà espulso dalla scena come un vecchio attore inadeguato alla parte?

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