Poiché contro il nucleare si espresse a larga maggioranza la popolazione italiana, contestualmente alla posa della prima pietra di nuove centrali bisognerà che qualcuno dichiari decaduti i referendum di ogni ordine e grado. A partire da quello, veramente vecchissimo, su monarchia e repubblica, la cui cancellazione consentirebbe a Berlusconi l’ascesa al trono lasciato vacante dai Savoia, con uno storico passaggio di consegne tra dinastie burine quando basta per piacere al popolo televisivo (in spregio alla borghesia giacobina). Seguirà la revoca dei due referendum pro divorzio e pro aborto, che paiono davvero appartenere a un’epoca remotissima e sono poco sintonici con l’egemonia papista, mai così forte dai tempi dei Borgia ai quali Ratzinger si ispira per i suoi cappelli.
L’abolizione di quei due iniqui plebisciti, frutto del fanatismo ideologico della sinistra, sarebbe il preludio alla riconciliazione forzata dei divorziati ancora viventi, da stanare casa per casa come direbbe Borghezio e da ricondurre, anche se vegliardi, al talamo legittimo; e alla condanna delle sciagurate che interruppero la gravidanza negli ultimi quarant’anni, con pubblicazione degli elenchi su tutti i quotidiani (al posto delle intercettazioni telefoniche proibite). Se tanto ci dà tanto, il nucleare illuminerà le case di cattolici rinati, con otto figli e i ritratti del Re e del Papa alla parete.

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