Finalmente si comincia a capire che il testamento biologico, e le questioni etiche in generale, sono un grande problema anche per il centrodestra. Che è altrettanto diviso, altrettanto incerto del fronte opposto. Viene spontaneo chiedersi, a questo punto, come è stato possibile che il prezzo delle divisioni, e quasi l’intero carico della questione, sia gravato sulle sole spalle del centrosinistra, che si è pubblicamente dilaniato come se il conflitto tra laici e clericali fosse solo suo.
Troppo stupidi? Troppo onesti? Vittime di una stampa malevola, pronta a puntare i riflettori sul quel genere ormai classico che è "la sinistra che litiga", e a sorvolare sulla composizione almeno ugualmente spuria di un centrodestra che svaria dagli iperliberali ai baciapile? Puniti (paradossalmente) dall’eccesso di democrazia interna, rispetto alla compattezza plebiscitaria di quella monarchia di fatto che è il Pdl? Sta di fatto che a portare la croce del dibattito etico, negli ultimi mesi, è stata solo l’opposizione, che dovrebbe seriamente chiedersi come è possibile che scelte così delicate e così "di governo" quasi le vengano imputate, come se fosse lei a legiferare; mentre il governo, che di quelle scelte (e delle sue divisioni) è il primo responsabile, è quasi riuscito a passarla liscia. La furbizia è un vizio: ma anche la dabbenaggine lo è.

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