Un grazie sincero al Comune di Roma, che ci tiene allegri con un’idea da primo aprile, però anticipata all’otto marzo. L’idea è di celebrare la Festa delle donne in compagnia di Franco Califano, uno che sta al femminismo come il cotechino sta alla dieta. Si ignorano i retroscena di questa fenomenale pensata: per quanto scarso possa essere il credito culturale della destra quirite, è davvero difficile attribuire una qualche ragione politica a un evento così surreale.
A meno che il surrealismo figuri tra le new entry di una politica culturale per adesso tutta concentrata sui cascami del futurismo, con fontane di Trevi che arrossano per la gioia delle comitive di giapponesi (sangue! la guerra sola igiene del turismo!), e un marinettismo de noantri che ispira colorite performance tra impiegati ministeriali che passano e neanche guardano. Ecco, sì, Califano all’otto marzo dev’essere la prima sortita surrealista del Campidoglio per variare almeno un pochino sul monotono copione futurista. A Milano nel frattempo la mostra di Magritte fronteggia quella sul futurismo, e dunque si possono frequentare entrambe le scuole in pochi metri, senza danni e soprattutto senza Califano. Ecco uno dei rari momenti nei quali si può tornare a parlare di capitale morale.

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