Nell’Espresso in edicola si racconta, con dovizia di cifre e dati, come il calo degli investimenti pubblicitari abbia penalizzato la Rai ma non Mediaset. E questo nonostante Mediaset sia in calo di ascolti. Chiunque lavori per la televisione sapeva già, da mesi, che sarebbe accaduto: con l’arrivo della crisi, e con le aziende in difficoltà, quale inserzionista può permettersi di scontentare le reti di quello stesso premier dal quale si attendono aiuti e sussidi? è stato dunque scritto (anche da me) che proprio così sarebbe andata, e infatti è andata così. è stato scritto che questo è uno dei casi eclatanti nei quali anche il distratto, il politicamente agnostico, il somaro etico, è costretto a rendersi conto di cosa sia, nella sua bruta sostanza, il conflitto di interessi di Berlusconi, e quale prezzo di iniquità e scorrettezza faccia scontare al Paese. Ma è stato anche scritto, un rigo dopo, che comunque alla grande maggioranza degli italiani non importa nulla di tutto questo, che nessuno sarebbe mai intervenuto per cercare di denunciare o impedire il nuovo e pesantissimo sgarro alla libera concorrenza: e anche questo è puntualmente accaduto.
E dunque, a che serve scrivere, leggere, discutere, denunciare, immaginare, incazzarsi? Serve a tenerci compagnia tra noi, cari lettori. E rassicuratevi: potremo continuare a farlo, negli intervalli tra un applauso e l’altro che folle entusiaste tributano al premier e ai suoi poteri multiuso.

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