A Berlusconi non piace fare il premier, lo confida a una piccola e occasionale platea nel foyer di un teatro. Sarebbe l’umana ammissione di quanto il potere sia sfiancante, non fosse che B. un secondo dopo rivela il motore profondo di questo suo disagio (che è anche il nostro, ci creda) affermando che nessuno (nessuno!) può rimpiazzarlo: è dunque il Dovere a costringerlo in ceppi. Nessuno può sollevarlo dalla croce del primato, dalla pena di essere il migliore, dalla condanna a tenerci per mano e condurci oltre il buio.
Nelle persone sane di mente, quasi sempre uno dei momenti più profondamente liberatori della vita è rendersi conto di non essere indispensabili. Il genitore che si accorge di non essere il solo sostegno dei figli e anzi di impicciarne la corsa, il capo che scopre con sollievo un collaboratore più bravo di lui, l’adulto che finalmente asseconda i propri limiti anziché maledirli: ecco persone felici. Chi si ritiene indispensabile è una jattura per gli altri e un tormento per se stesso. Per aiutarlo, avrei una lista di circa quarantacinquemila persone in grado di fare il premier meglio di lui. Per la precisione: quarantacinquemilatrecentoventisette, ognuna delle quali, in un paio di settimane, potrebbe sollevare B. dalla sua pena di farci da Capo. Soprattutto: nessuna delle quali indispensabile.

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