Se c’è una cosa sbagliata da fare, quando il tuo avversario è a terra, quando stai vincendo a man bassa, è rinfacciargli la sua debolezza. Non tanto e non solo perché, nella vita, servirebbe un minimo di fair-play; quanto perché le sue ultime stille di energia, la sua ultima fiammella di orgoglio, il tuo avversario li userà per dimostrarti che è ancora vivo, e centuplicherà le sue forze per fartelo capire.
Quell’errore Berlusconi lo ha fatto, quando al culmine della sua incoronazione a Imperatore delle Galassie, nel tripudio della sua corte, ha voluto umiliare la sinistra aggiungendo alle solite trite formulette anche il vaticinio finale: "la sinistra sta uscendo di scena". Vale a dire: stanno per uscire di scena tra i quindici e i venti milioni di italiani, con la loro storia personale, le loro idee, la loro dignità politica. Pure se avvezzo alla tracotanza di quel signore (ci si fa il callo, e ci si occupa di cose più interessanti) ho avvertito quelle parole come uno schiaffo. Avessi avuto (e l’ho avuta) la tentazione di non andare a votare, mi è passata in un millesimo di secondo. Berlusconi è abile, ma non è intelligente. Il suo congresso servirà magari a galvanizzare i suoi. Ma servirà, e parecchio, anche a restituire adrenalina e orgoglio agli sconfitti.

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