Nel suo delizioso apologo I misteri dell'isola di San Giulio Gianni Rodari parte da un detto egizio: l'uomo il cui nome è pronunciato resta in vita. Ben venga dunque la polemica innescata sul ‟Corriere della sera” da Ernesto Galli della Loggia, che ha poi visto gli interventi di Sebastiano Vassalli e Severino Cesari, se tiene nella vita della memoria Giulio Einaudi.
Se leggere significa scegliere, anche in un libro finiamo per vedere soltanto ciò serve ad avvalorare le nostre convinzioni. Credo che nei Migliori anni della nostra vita la grandezza (la genialità) di Einaudi e del suo metodo di lavoro emerga con evidenza, sia pure nelle forme di un romanzo famigliare scritto per debito d'amore filiale. Era un sommo costruttore d'italiani, non un despota capriccioso e insensibile. Quel che ci ha dato è molto più di quel che ha preso. Se diceva cose ruvide non era per sadismo, ma perché attraverso critiche anche dure ti aiutava a crescere. Non era soltanto maestro nel scegliere gli uomini: sapeva gestirli, motivarli, cavare da loro un meglio che era di molto superiore alla somma delle loro qualità. Eravamo tutti innamorati di lui, uomini e donne, giovani e vecchi, redattori, collaboratori, autori, librai, bibliotecari, lettori. Amavamo quello che era, rappresentava, perseguiva. Tutti masochisti ingenui e snob, come lui? Quale editore oggi riesce a farci innamorare? Chi ci fa battere il cuore? Ogni passione spenta, in quale progetto culturale ci possiamo riconoscere? Mi sembra curioso che chi, come Galli, dovrebbe occuparsi di storia usi il metodo assai poco scientifico di decontestualizzare episodi e frasi per costruire un personaggio che corrisponda alle sue avversioni personali. Gli aneddoti che racconto sono subito dopo interpretati e riportati alla complessità di un carattere. Ad esempio il citatissimo episodio di Einaudi che pesca nei piatti altrui è spiegato (pag. 112) per quel che era davvero, un gesto simbolico di appartenenza. Voleva dire: ti considero talmente dei nostri, che con te mi posso permettere gesti scherzosamente famigliari. Perché è così difficile leggere e capire quel che sta scritto? I nostri strumenti intellettuali, la nostra correttezza metodologica sono così fragili?
Nella foto di copertina, Einaudi sta in piedi su un muro. Ho voluto mettere proprio quella perché edificava muri, oltreché vigne reali e metaforiche; e perché tiene per mano un bambino, che nello specifico è sua figlia Elena, ma rappresenta intere generazioni di lettori, quegli stessi che hanno ritrovato nel mio libro gli autori amati e se stessi giovani entusiasti. Le loro passioni sono deluse ma non spente. Ogni giorno ricevo da loro messaggi commossi che rimpiangono quelli che restano anche per loro i ‟migliori anni”. E spesso si domandano: che cosa è successo da allora? Ci siamo forse distratti, siamo stati poco vigili e attivi, se siamo precipitati così in basso? Attraverso questo campione ritrovo un'Italia colta e civile che abbiamo dato per dispersa e invece c'è, sta lì, sgomenta di fronte a un disastro civile e culturale, e tuttavia desiderosa di dedicarsi a un forte progetto condiviso, di provare a costruire anni migliori. Che cosa vogliamo fare del e con il meraviglioso popolo dei lettori?

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