"Se uno è bravo dev’essere pagato. Se non è bravo dev’essere cacciato". Proprio così ha detto il ministro Brunetta in una delle sue infinite apparizioni tivù. Trattasi del buon vecchio principio competitivo del capitalismo, espresso con lieta brutalità. E’ il principio che ha sfamato moltitudini di persone e ne ha affamate altrettante. Che ha galvanizzato milioni di umani e ne ha emarginati altrettanti. Un principio che, al di là del merito e del demerito individuale, non conosce altro criterio né altra etica. Promossi o bocciati. Ricchi o poveri. Inclusi o esclusi.
E’ l’esatto contrario, questo principio, del socialismo. Che è nato per cambiarlo o perlomeno mitigarlo. Che è l’organizzazione degli ultimi. Che reputa ingiusta e ingannevole la selezione degli umani sulla base della sola destrezza individuale. Che sconfessa l’idea - così facile, così seducente, così rozza - che ogni persona sia solo il suo rendimento. Domanda: ma perché diavolo deve essere proprio il socialista Brunetta a sventolare la bandiera dell’etica capitalista? Perché l’Italia è il solo paese del sistema solare nel quale i socialisti, con particolare godimento e fierezza, sono diventati gli ultras della destra liberista? E’ una domanda destinata a rimanere senza risposta. Se l’ho già fatta, e la rifarò spesso, è dunque solo per sfizio personale.

Torna alle altre news >>