Nella stessa giornata mi è capitato di vedere su YouTube i provini del Grande Fratello, e poco dopo visitare una cooperativa sociale di giardinieri che fa lavorare portatori di handicap e detenuti. Mi rendo conto che è un’osservazione banale, ma tra i due colpi d’occhio c’era un contrasto talmente radicale da costringere a chiedersi se appartengono alla stessa epoca e allo stesso paese. Sto parlando di due gruppi di italiani giovani e ambosessi, tra i venti e i trentacinque anni, non facoltosi, appartenenti a quel vago insieme che chiamiamo "popolo". Ma i primi parevano (uso un eufemismo) dei patetici imbecilli in balia di un narcisismo tanto grottesco quanto frustrato. I secondi persone ricche di interessi, socialmente utili, culturalmente curiosi.
A parte le inclinazioni dei singoli, che sono tutte legittime, ho pensato che la differenza macroscopica tra i due gruppi è che il primo ha piena cittadinanza mediatica, e dunque esiste non solo in quanto somma di esperienze individuali, ma anche come "fenomeno" pubblico. Il secondo non ne ha alcuna, e per giunta (o di conseguenzaï¿1⁄2) ha una molto flebile rappresentanza politica. Entrambi sono Italia, ma la schiacciante egemonia culturale dei primi è sancita dalla televisione.

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