Le tensioni tra adulti e ragazzi sono fisiologiche. Si fronteggiano ordine e disordine, bisogno di regole e desiderio di infrangerle, un uso spesso difforme degli spazi comuni, e insomma l’antica dialettica tra genitori e figli. Ma nel febbrile flusso notturno di ragazzi chiamato "movida" c’è una novità assoluta: la promiscuità tra due fusi orari inconciliabili. La notte di chi dorme (perché di giorno lavora) e la notte di chi vive. A Milano, in molte zone, questa promiscuità è diventata insopportabile. Sotto le finestre degli adulti dormienti sale il fracasso scomposto dei giovani insonni.
Non era mai stato così. Non, perlomeno, in questa forma massificata, che prevede senza scampo l’inizio dei bagordi intorno alla mezzanotte per durare fino all’alba, e chi vuole dormire vada a farsi fottere. Il conformismo è sempre stato una condizione tipicamente adulta, spesso sollecitata dai ritmi del lavoro, degli uffici, della fabbrica, dei commerci. Duole accorgersi del neo-conformismo giovanile, tutti intruppati nel loro turno di notte, come operai. Vedere l’alba appena svegli, dopo avere dormito e sognato, e sintonizzare il corpo e i sensi con il ritmo del mondo che rinasce, ecco un lusso (anche un lusso intellettuale) che i giovani conformisti della movida non conosceranno mai.

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