Come già accadde per l’Aids, nel suo piccolo anche la febbre suina suscita l’eccitazione dei fanatici religiosi, ai quali non pare vero, in ogni disgrazia umana, di potere riconoscere la venerabile crudeltà del loro Dio. Di "punizione divina contro gli occidentali blasfemi", in quanto mangiatori di prosciutti, si discetta su qualche sito islamista: l’umile e pio maiale, che tanto bene e tanta prosperità ha regalato per secoli a miliardi di umani, viene gioiosamente ricollocato nella sua dimensione di bestia impura, e crepi chi lo mangia e lo alleva disobbedendo al Corano.
Meno cruenta ma persino più ridicola l’esternazione del viceministro israeliano alla sanità (alla sanità!!), l’ultraortodosso Litzman, che come sostanziale profilassi chiede di non intitolare al porco impuro una così rilevante sindrome, e di chiamarla piuttosto "influenza messicana". Si ignora se i messicani si prestino a rimpiazzare il porco in un così delicato ruolo, ma se fossi il presidente di quel Paese richiamerei il mio ambasciatore in Israele finché il signor Litzman non sia destinato ad altro incarico. Per concludere. Una delle prove dell’inesistenza di Dio, perlomeno del Dio pedante e cattivo invocato in questi casi, sta nel fatto che alcuni dei suoi seguaci in terra non vengano folgorati all’istante ogni volta che dicono una cazzata.

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