Berlusconi, con il 25 aprile, c’entra come i cavoli a merenda. Ma proprio per questo la sua adesione, per quanto insincera o strumentale possa essere, è una buona notizia. Nemmeno la più disinvolta delle ricostruzioni storiche di questa festa può ignorarne la vocazione unitaria, largamente democratica. Nelle sezioni dei partiti di sinistra, quando ero ragazzo, ci si domandava con preoccupazione se al corteo ci sarebbero stati anche i democristiani, i repubblicani, i socialdemocratici, i liberali (in genere uno, con una bandierina), perfino i monarchici (uno, senza bandierina), perché il significato politico della festa non si esaurisse in una orgogliosa parata di bandiere rosse orlate di tricolore. La cieca tracotanza degli estremisti, che fischiavano gli antifascisti non di sinistra non rendendosi conto di fischiare il 25 aprile stesso, era tenuta a bada, non sempre con successo, dai cordoni dei sindacati e dei partiti di massa, soprattutto il Pci, insultati e derisi come "nuova polizia" per il solo fatto di difendere lo spirito nazionale della Liberazione. Speriamo che oggi le frange più nervose di ciò che resta della sinistra bellicosa non facciano troppo casino. Del resto, molti degli estremisti di allora si sono felicemente accomodati nella destra di governo. Buon 25 aprile anche a loro, e soprattutto a voi lettori.

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