Cass Sunstein. Ricordatevi questo nome. In questi giorni la Casa Bianca è un luogo affollatissimo. In una temperatura tropicale (‟potrebbe essere una serra per le orchidee”, dice David Axelrod, braccio destro del presidente originario delle Hawaii che detesta il freddo), si aggirano i personaggi più diversi: dal capo di gabinetto Rahm Emanuel, vero folletto della politica, al generale dei marines Jim Jones, passando per Peter Orszag, il supercontrollore del bilancio federale coi capelli tagliati con l’accetta che va in ufficio correndo per le vie di Washington, e per Larry Summers, vero concentrato di ‟materia grigia” (nipote, tra l’altro, di due premi Nobel). Oltre ai consiglieri consueti, Obama ha istituito (o sta istituendo) la figura dei supervisori di interi settori che saranno cruciali per la nuova presidenza. Personaggi che risponderanno direttamente a lui e che sono già stati soprannominati ‟zar”: per le politiche ambientali, per le tecnologie, per l’auto. Cass Sunstein è lo ‟zar delle regole”. La stampa fin qui non ha dedicato molta attenzione a questo giurista 55enne che ha insegnato a Chicago (dove è nata la sua amicizia col presidente) e poi alla Law School di Harvard. Qualche mese fa ha fatto notizia per le sue nozze con Samantha Power, irruente consigliere di Obama che in piena campagna elettorale definì Hillary Clinton ‟un mostro” e fu costretta a dimettersi per questo. Eppure quest’uomo di legge sconosciuto al grande pubblico è tra quelli che più potranno incidere sulla vita degli americani e, in un certo senso, di tutti noi. In un’era di crisi e di revisione su molti fronti cruciali come la finanza, la tutela dell’ambiente, il ‟free trade” e i confini tra scienza ed etica, Sunstein sarà l’uomo-chiave della ridefinizione del sistema delle regole. Obama, ha, infatti, un’enorme considerazione per le sue idee. Che non sono mai scontate e vanno ben oltre la sfera giuridica. Progressisti e ambientalisti, infatti, già manifestano disagio per la scelta della Casa Bianca: uomo allergico agli schemi, Sunstein è un ‟liberal” che, però, non ama i sistemi rigidamente regolati cari alla sinistra. I verdi temono, ad esempio, che la sua devozione per l’analisi costi-benefici, una metodologia di valutazione degli atti di governo introdotta durante la presidenza Reagan, lo possa spingere a non intervenire in modo radicale sul ‟global warming”. Il suo peso, del resto, i radicali lo hanno già sperimentato l’anno scorso. Sul veto di Obama a ogni iniziativa per l’‟impeachment” di Bush - invocato da molti democratici - ha inciso non poco la dura opposizione di Sunstein, secondo il quale processare il presidente repubblicano per crimini come la tortura o lo spionaggio telefonico era un grosso azzardo. Obama gli ha dato ragione e anche in materia di regole per la finanza la posizione pragmatica del presidente - il mercato è essenziale ma non può autoregolamentarsi - è stata influenzata da Nudge, l’ultimo suo libro nel quale Sunstein, insieme all’economista Richard Thaler, esplora i meandri della psicoeconomia.

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