La parola "ciarpame", rilanciata dalla signora Berlusconi, sta conoscendo una seconda vita. Pronunciandola all’indirizzo del viveur da rotocalco Fabrizio Corona, l’ex ministro Livia Turco ha abbandonato uno studio televisivo, non parendole vero che proprio con lui le toccava confrontarsi. Più in generale, non pare vero a molti italiani doversi confrontare con questo scorcio d’epoca. Potendo scegliere, si preferirebbe dibattere con Guglielmo Marconi o con Ippolito Nievo, o con chiunque, sebbene sia nostro coevo, rappresenti qualcosa di dignitoso
Ma poiché gli studi televisivi pullulano di coronidi, e a molti giornalisti non pare vero farne uso per ravvivare lo show, Livia Turco poteva cautelarsi. Non sapere chi è Corona è un merito perfino invidiabile, ma un politico di lungo corso avrà pure uno staff in grado di spiegarglielo e di suggerire: lasci perdere, non ci vada. Scegliere l’epoca e il paese in cui vivere non è consentito, ma evitare le situazioni umilianti è ancora una facoltà concessa a tutti, perfino ai politici. Gli interlocutori si scelgono, non si subiscono, e il casting televisivo è diventata un’arte cinica e feroce: molti dibattiti vengono allestiti nella speranza che ci scappi il mostro. La politica è un mestiere pericoloso, ma certi "no grazie" preventivi valgono da profilassi.

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