Dopo quello che le è accaduto alle ultime elezioni, la sinistra-sinistra si ripresenta divisa alle europee: neo-comunisti da una parte, vendoliani, verdi e mussiani dall’altra (mi scuso se ho dimenticato le briciole). Quasi certo che nessuno dei due schieramenti riuscirà a ottenere il quorum. Quasi certo che, presentandosi uniti, lo otterrebbero. Anche supponendo che tra i due gruppi esistano irriducibili dissensi politici e personali, è semplicemente sbalorditivo che accettino a priori di disperdere i loro voti pur di non federarsi: meglio morire che doversi sopportare a vicenda.
La storia della sinistra (quasi tutta) è in fondo tutta qui. In questo dilaniarsi, distruggersi e autodistruggersi di persone spesso brave e disinteressate, ma del tutto incapaci di rinunciare all’io nel nome del noi. Se ci pensate, è un paradosso spietato. Il campo politico che dovrebbe più e meglio di altri esercitare intenzioni socievoli e spirito collettivo è il più minato dal narcisismo e dal settarismo. Unita, la sinistra-sinistra avrebbe potuto essere un’alternativa al Pd e soprattutto a Di Pietro. Spezzata in due tronconi, non è un’alternativa neanche a se stessa.

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