Nell’arena di Annozero ci si aspettava una grande prova retorica dell’avvocato Ghedini. Chi più chi meno, siamo tutti cresciuti nel mito del principe del foro. Serata deludente: Ghedini ha messo in campo una raffica incessante di "ma va là", "ma mi faccia il piacere", "ma la smetta", "ma lasci stare", interrompendo chiunque stesse parlando, e a volte anche se stesso. Una specie di squash verbale, la parola ricacciata addosso a chi la pronuncia con una vigorosa racchettata, una prova atletica più che dialettica, come se Ghedini avesse fatto non giurisprudenza, ma l’Isef.
La signora Bonino, dio ce la preservi, ha cercato di tenergli testa parlando di politica. O meglio, certificando con la propria presenza l’esistenza di altri politici all’infuori di Berlusconi. Ma anche questa circostanza non rientrava nella percezione del mondo dell’avvocato Ghedini. Il popolo è con Berlusconi, anzi il popolo è Berlusconi. La politica è Berlusconi, la gente è Berlusconi, l’Italia è Berlusconi, la verità è Berlusconi, la realtà è Berlusconi. Il resto è una specie di insensato game-over: pochi e ininfluenti "parrucconi e snob" (parole di Ghedini) la cui unica funzione è tenere allenato Ghedini nelle serate in cui non ha di meglio da fare.

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